Piangere fa bene? Non credo proprio! 13/05/2010
Posted by Cosetta in false credenze, neonati, resistere, vizi.trackback
Aumentano le evidenze scientifiche che possono aiutarci a rispondere a questa ridicola affermazione.
Certo, basterebbe il buon senso, ma non tutti ne sono dotati evidentemente.
Basterebbe l’istinto, ma non viviamo più nelle caverne, dicono, e quindi i più moderni ammettono che non è che piangere “fa bene” o “non fa male” ma, a quanto pare, lasciar piangere un neonato in modo che si rassegni a non chiamare la mamma è un’esigenza dettata dallo stile di vita odierno.
Ad ogni modo, le affermazioni “piangere fa bene”, “non ha mai fatto male a nessuno”, “apre i polmoni” e addirittura “fa gli occhi belli” vengono ancora usate a larghe mani. Chiaramente, più o meno apertamente, se ne esalta anche l’aspetto educativo, come se il neonato fosse un astuto manipolatore da cui tutelarsi, e che non merita pietà.
Sappiate quindi che, oltre allo studio italiano già citato nel libro, esistono altri studi che evidenziano come il pianto prolungato, a causa della scarsa ossigenazione al cervello, dello stress e degli elevati livelli di un ormone nel sangue (il cortisolo) potrebbe provocare danni al sistema nervoso del neonato, che si rivelerebbero in seguito con disturbi come iperattività o deficit dell’attenzione, depressione, ansietà. Qualche settimana fa ne hanno addirittura parlato al telegiornale (questo può far effetto!).
Il sospetto è stato sollevato anche dall’associazione australiana per la salute mentale infantile e, in generale, dopo un periodo in cui anche gli “addetti ai lavori” spesso consigliavano di gestire i neonati con una certa rigidità, pare esserci un’inversione di tendenza.
La rivista Uppa (Un pediatra per amico), già alla fine del 2006, in un interessante speciale dal titolo “Come dormono i bambini?” scriveva:
(…) L’istinto materno, che porta a rispondere immediatamente al pianto del proprio bambino, va completamente controcorrente rispetto ai “diktat” dell’educazione moderna.
I comportamenti di accudimento appropriati, selezionatisi nel corso di milioni di anni, proprio non riescono ad adattarsi alle “mode” sviluppatesi negli ultimi secoli. Mode che, è importante notare, hanno un presupposto solo “filosofico” (e forse, di nascosto, anche politico) ma nulla hanno di scientifico.
Non uno studio che dimostri i benefici di interrompere l’allattamento materno precocemente, di far piangere il bambino finché non si addormenta da solo, di farlo stare ore nella sdraietta, di farlo dormire sin da subito solo in cameretta. Al contrario, tutti gli studi attuali vanno esattamente nella direzione opposta. (…)
Sono due i libri usciti recentemente, non ancora tradotti in Italia, che si basano su queste nuove evidenze: uno è di Penelope Leach, psicologa, autrice di libri e trasmissioni televisive sulla gestione di bambini e neonati, dal titolo “The essential first year”; l’altro è “The science of parenting” di Margot Sunderland, direttrice del Centro per la Salute Mentale Infantile di Londra.
Al secondo, che riporta i risultati di circa 700 studi sullo sviluppo infantile, non credo di poter resistere, nonostante la mancanza di tempo e voglia di imbarcarmi nella lettura di un intero libro in inglese… vi farò sapere.
( Foto da dailymail.co.uk)



Avevo letto qualcosa on line. Ma effettivamente usando il buon senso basta pensare a come ci sentiamo noi dopo aver pianto molto tempo e in maniera concitata. A me personalmente viene un bel mal di testa formato famiglia e mi sento uno straccio. Come può sentirsi un bambino minuscolo che ha tutti gli organi che abbiamo noi in pochi cm di spazio? Ad esempio, Estivill, che consiglia di lasciare pianger il bambino per farlo “abituare” a dormire ….bhe, lo censurerei! Nonostante con la mia seconda scimmietta io dorma ben poco e al mattino mi aspetti il lavoro e tutto il resto (come molte altre mamme d’altronde) proprio non ce la farei a mettere in pratica Estivill.
Ecco, giusto per citare un esempio di qualcuno, che nonostante abbia appesa al muro una larea in pediatria, credo non ne capisca granchè di psicologia e anche (evidentemente) di medicina….forse!!!!
http://bismama.blogspot.com
Ciao, scusa ma ho visto solo adesso che mi aveva messo il commento nello spam!
Sono d’accordo e non mi faccio una ragione del successo di questo genere di metodi.
Quale successo?!!
Successo nel senso che vengono presi in considerazione da molti, consigliati da pediatri, addirittura sembra che se li usi sei “bravo” e se non li usi sei incapace… Quell’orribile libretto è in ogni libreria, in molteplici copie…